Frammenti: l’umanità negli scatti di Stefano Glinianski
di Mariano Campo (foto di Patrizia Strano)
Un progetto fotografico e narrativo che interroga il potere delle immagini: quello di accendere emozioni, di far nascere riflessioni, di avvicinare le persone. Si chiama Frammenti il volume che raccoglie le fotografie scattate da Stefano Glinianski nel corso dei suoi viaggi e che, in alcuni passaggi, si intrecciano a versi poetici. Ne nasce un racconto per immagini fatto di incontri, volti, paesaggi e storie di umanità.
Magistrato della Corte dei conti, con una lunga esperienza nel diritto amministrativo, nell’organizzazione degli enti pubblici e nei sistemi di controllo e valutazione delle amministrazioni, Glinianski è stato ospite nei giorni scorsi della Scuola Superiore dell’Università di Catania, nell’ambito delle iniziative del Master in Diritto delle Pubbliche Amministrazioni. Qui ha presentato la sua ultima opera in dialogo con Ida Nicotra, presidente della Ssc e coordinatrice del master, con la politologa Francesca Longo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, e con i professori Francesco Paterniti, docente di Diritto costituzionale e pubblico, e Matteo Negro, docente di Filosofia teoretica.
Attraverso sguardi e frammenti di vita quotidiana, il libro, i cui proventi sosterranno i progetti della Comunità di Sant’Egidio nei Paesi visitati dall’autore, invita a riscoprire la bellezza delle relazioni umane e la ricchezza che nasce dall’incontro con l’altro, anche là dove la povertà e le difficoltà lasciano il segno. Il progetto si propone così come un cammino di osservazione e di sensibilizzazione, in cui la fotografia diventa strumento per comprendere e condividere esperienze, emozioni e valori di solidarietà.
Di origine napoletana, il magistrato dirige anche l’Organismo indipendente di valutazione del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Accanto all’impegno giuridico e istituzionale, coltiva la passione per la fotografia e per la dimensione umana del viaggio, dalla quale prende forma “Frammenti”.
«Questo volume – ha spiegato Stefano Glinianski – nasce in occasione delle mie visite istituzionali per conto del Ministero degli Esteri e, in particolare, dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo, in quelli che definisco i paesi del sud del mondo. Nasce con il desiderio di esprimere un concetto di solidarietà diverso da quello tradizionalmente inteso come dazione di denaro: una solidarietà attraverso la conoscenza. Ritengo infatti che soltanto conoscere i fenomeni, e la diversità che vi si nasconde dietro, possa consentirci di liberarci da una diversità da temere, per considerarla invece un elemento di arricchimento».
Esiste un legame tra le immagini di “Frammenti” e il diritto? «Da giurista – ha spiegato – so bene che i fatti, pur nella loro apparente assolutezza, vengono sempre calati nella logica interpretativa di chi deve conoscerli, interpretarli o, nel caso del giudice, giudicarli. L’assoluto cede così il passo al relativo, plasmato dalla sensibilità di chi entra in contatto con quel fatto. La fotografia, a mio avviso, segue lo stesso approccio: cristallizza un istante assoluto nel rapporto tra il fotografo e il soggetto ritratto, ma subito dopo quell’istante si disperde in mille rivoli, tanti quante sono le percezioni di chi la guarda».
«In un momento storico complesso, come i fatti di ogni giorno testimoniano – ha proseguito – in cui l’arroganza verbale e fisica sovrasta la conoscenza, la solidarietà e l’accettazione di realtà diverse dalle nostre, penso che proprio la solidarietà possa offrire un argine. La solidarietà, che mi piace ricordare è uno dei fondamenti della nostra Carta Costituzionale e dunque del nostro ordinamento, intesa nella sua accezione più ampia: non come mera elargizione a chi manca di qualcosa, ma come strumento di conoscenza e condivisione dei problemi altrui, nella prospettiva di risolverli insieme. Può essere, forse, il contrappeso all’aggressività, verbale e fisica, che oggi domina il nostro sistema».


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